Ma la cucina italiana esiste davvero?

Ah, la cucina italiana, la pasta, la pizza, la mozzarella, la carbonara… una serie di piatti e prelibatezza che fanno venire l’acquolina in bocca alle persone provenienti da tutto il mondo. Ma siamo sicuri che la cucina italiana esista davvero e non sia una colossale invenzione?

Questo è quanto sostiene Alberto Grandi, storico dell’alimentazione e docente universitario. O meglio, la cucina italiana indubbiamente esiste e la mangiamo tutti i giorni, ma non c’è nessuna “tradizione” secolare collegata ad essa. Secondo molti esperti, infatti, la cucina italiana e la dieta mediterranea in generale sarebbero invenzioni piuttosto recenti e non il risultato dello sviluppo di una cultura che si tramanda da svariate generazioni.

Questo non è certo dovuto a una mancanza di estro e fantasia, con gli italiani che sono sempre stato un popolo di artisti molto creativi (questo non ce lo toglierà mai nessuno). Più che altro, quello che è sempre mancato ai nostri antenati per sviluppare molte ricette, è la materia prima: il cibo. Purtroppo per moltissimi anni la stragrande maggior parte delle persone nostre conterranee ha patito tantissimo la fame, potendo contare su pochissime provviste giornaliere. Purtroppo, di pizze e di dolci se ne vedevano davvero pochi.

pomodori e verdura fresca
pomodori e verdura fresca-Rauf Allahverdiyev-pexels.com

Moltissime storie relative all’invenzione di tantissimi piatti, come il tiramisù o la pizza, sono al più leggende, secondo gli esperti. Infatti, tantissimi documenti descrivono minuziosamente le antiche preparazioni ad esempio della pizza descrivendo un prodotto davvero sgradevole e cotto male. Nei libri di questi studiosi, si racconta ad esempio come la pizza a Napoli, nel corso dell’Ottocento, fosse il simbolo della povertà della città, ben lontana dal prodotto meraviglioso di oggi.

Nel suo romanzo “Il ventre di Napoli”, pubblicato nel 1884 all’indomani dell’ennesima epidemia di colera che colpì la metropoli, la grande giornalista e scrittrice Matilde Serao descrive la pizza come una schiacciata di pasta densa che si brucia, ma non si cuoce, venduta come cibo di strada su un banchetto ambulante dove resta tutto il giorno, gelandosi al freddo, ingiallendosi al sole e mangiata dalle mosche. Nel libro si parla anche della carbonara, della paura che ha accompagnato per secoli molti alimenti, tra cui patate e pomodori, e vengono smontate molte narrazioni inventate che legano personaggi storici ai nostri piatti, con storie inverosimili e con nessuno fondamento da un punto di vista squisitamente storiografico. Si spiega anche com’è nata, davvero, la dieta mediterranea.

Tra l’altro, se è vero che esistono ricette piuttosto antiche, va sottolineato che questi ricettari erano destinati a una minuscola élite, e le persone comuni non avevano accesso né agli ingredienti né alle indicazioni necessarie a prepararli. Tantissime persone ignorano addirittura l’origine di alcuni prodotti, come ad esempio i pomodori e le patate, provenienti in realtà dalle americhe e arrivati in Italia solo nei secoli successivi alla scoperta del 1492.

Insomma, i dubbi sono tanti, e le certezze sempre più poche. Una sola si staglia su tutte le altre: la cucina italiana moderna, qualunque siano le sue reali origini, è davvero buona e riscontra successo e consensi in tutto il mondo.

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